Quando, come e perché uno Psicologo dello Sport.

La Psicologia dello Sport, anche se non da tutti considerata parte fondante dell’attività agonistica, mette a disposizione di atleti e staff tecnico non solo strategie di Mental Training – che permettono di gestire al meglio la preparazione e la prestazione sportive – ma anche tecniche di Analisi del clima della squadra e della società e una serie di interventi volti a migliorare la Motivazione e Coesione: ha infatti come obiettivo il miglioramento del benessere e del rendimento di tutte le persone che praticano e coordinano attività fisica e sportiva.

La specificità degli interventi dello Psicologo dello Sport è data dal lavorare sulla preparazione mentale e su tutte le abilità che sono sviluppate dallo sportivo, come la concentrazione, l’attenzione, la gestione dell’ansia e dello stress, ecc.

Ambito e competenze della Psicologia dello Sport.

sportsIn particolare la Psicologia dello Sport lavora sulla motivazione, sulle reazioni emotive e sulle dinamiche di gruppo che si attivano nello svolgimento di prestazioni sportive. Può avere altresì utili applicazioni sia in ambito organizzativo che gestionale, nonché fornire opportunità pedagogiche che l’approccio offre al giovane atleta che potrà mettere in pratica in ogni ambito della propria vita.
E’ importante dunque che gli ambienti sportivi conoscano le competenze che la Psicologia dello Sport mette a loro disposizione: dall’analisi dei bisogni dell’atleta e del suo ciclo vitale-sportivo, alla  comunicazione e coesione delle squadre fino ad arrivare al fondamentale ruolo degli allenatori e delle famiglie degli atleti.

Lo psicologo dello sport è un laureato in psicologia (più spesso ad indirizzo clinico o del lavoro) che mette a disposizione le sue conoscenze presso Federazioni, Enti, Palestre, Associazioni e si dedica alla formazione, tramite interventi individuali o di gruppo, dello staff dirigenziale, degli arbitri, degli allenatori, istruttori, degli atleti di sport individuali o di squadra.

Lo psicologo non è un tecnico, quindi non eroga servizi concernenti consigli o strategie tecniche e tattiche, ma riveste un ruolo ben definito: quello di esperto di tematiche psicologiche e psicopedagogiche nei confronti di tutti i membri della Società sportiva. Lo psicologo dello sport si occupa in particolare di: allenare e potenziare le abilità mentali degli atleti, fra cui annoveriamo in particolare l’abilità di rilassarsi,di visualizzare, di porsi degli obiettivi, di mantenere la propria motivazione, di gestire l’ansia da prestazione. (Fonte: Wikipedia, alla voce, Psicologo dello Sport)

Quando richiedere l’intervento dello Psicologo dello Sport.

Non c’è un momento particolare in cui richiedere l’intervento del professionista, ma c’è un momento oltre il quale non dovremmo andare.

Spesso lo Psicologo dello Sport è chiamato quando c’è “qualcosa che non quadra” che va oltre la gestione e pianificazione ordinaria dell’attività atletica (per esempio quando calano inaspettatamente e improvvisamente le prestazioni sportive, quando i risultati non sono quelli che ci si attendono, quando il clima è pesante, e così via).

Dunque lo Psicologo viene interpellato dalle società sportive quando vengono riscontrati problemi di relazione – tra atleti ma anche tra staff e dirigenti -, quando sembra che le prestazioni non raggiungano i livelli desiderati nonostante l’impegno negli allenamenti, quando emergono fortemente problematiche relative alla scarsa motivazione, bassa coesione, ecc.

Il lavoro dello Psicologo dello Sport è quello di capire e gestire situazioni di “emergenza”, come quelle appena descritte: ma lo Psicologo dello Sport, se parte integrante del processo di crescita agonistica, promuove un ambiente in cui sia più difficile arrivare al conclamarsi del problema, cercando di capire come poter evitare di far emergere il problema stesso. Così come in ambito medico, anche in quello psicologico vale l’affermazione che prevenire è meglio di curare, e partire per la propria avventura agonistica con tutte e quattro i propri pneumatici ben gonfi è già un significativo passo avanti verso il benessere psicologico, il vero carburante dell’individuo-atleta.

Il metodo.

L’idea parte dalla considerazione che la Psicologia sta entrando sempre di più nelle menti degli atleti e preparatori (in questi giorni di Olimpiadi di Rio ho potuto verificare quanto sarebbe utile ma anche quanto – detto da allenatori, tecnici e giornalisti – ce ne sia bisogno).

Consulenti; Coach; Trainer: tante terminologie simili ma non sinonime, con il risultato che l’ambiente sportivo reagisce con un atteggiamento di scetticismo perché,  molto semplicemente,  “non capisce” in cosa consista e perché ci sia bisogno dell’intervento di consulenza e supporto di uno Psicologo dello Sport.

Con un protocollo/metodo, si spiega subito cosa si andrà a fare, come e in quanto tempo: naturalmente un capitolo di tale protocollo riguarda la personalizzazione dell’intervento che non deve apparire però come un passaggio che rende nebuloso il programma (noi sappiamo quanto sia importante la curvatura del metodo sull’ambiente specifico: ma non deve essere un’incognita che la società sportiva/l’atleta possa considerare immediatamente incomprensibile).

  • Rudimenti di Psicologia dello Sport. Perché “formare” l’atleta e in generale ogni componente della società sportiva? Perché lo fa sentire informato e partecipe, imparando la terminologia che non lo fa sentire escluso.
  • Definizione degli obiettivi. In pratica formare atleti/staff/dirigenti al Mental Training ma con l’obiettivo – e scusate il gioco di parole – di insegnare a definire gli obiettivi. Questo modulo ha l’obiettivo di introdurre la persona nell’area dell’allenamento mentale: chi è preparato in MT è più predisposto a condividere paure e timori ma anche aspirazioni, utili per le personalizzazioni del programma. Inoltre iniziamo subito ad affrontare il percorso con la “pratica”;
  • Analisi dell’ambiente. Attraverso interviste strutturate e semplici test psicodiagnostici andremo a valutare il clima della squadra e della società sportiva intera. Ma oltre all’ambiente psicologico, è utile valutare anche l’ambiente fisico in cui si allena l’atleta: spesso confusione, disordine, poca personalizzazione e incertezze (orari, location attività, ecc.) inibiscono un adeguato senso di appartenenza;
  • Definizione, condivisione e avvio del programma. Questa è la parte più importante perché si presenta all’atleta/squadra il programma che porta all’utilizzo in maniera efficiente delle facoltà mentale della persona/gruppo, nonché viene definito l’eventuale intervento a livello di squadra/società;
  • La consapevolezza come resilienza. Deriva dalla Mindfulness, in particolare al protocollo MBSR, che prevede che la consapevolezza del proprio stato (fisico e mentale) porti alla riduzione dei momenti di stress, perché non ci si dedica alla ricerca del risultato utilizzando le proprie esperienze e categorizzazioni date dalla mpassata esperienza ma attraverso la contemplazione non giudicante del proprio stato (fisico e mentale). Cercare di non prevedere un esito perché ce lo aspettiamo in un certo modo ci solleva dalla frustrazione nel caso non lo si raggiunga;
  • Follow-up. Per capire e dare riscontri sul programma.

Contenuti di un intervento di Psicologia dello Sport per squadre sportive agonistiche.

Tipicamente, un intervento di Psicologia dello Sport e Mental Training a favore di una squadra sportiva agonistica (con lievi differenze se si tratta di professionisti o meno) si articola attraverso una serie di argomentazioni che vanno ad elicitare diversi aspetti dell’approccio emozionale e cognitivo dell’atleta nei confronti dell’attività sportiva.

A solo titolo di esempio, ecco alcuni degli argomenti trattati:

  • consapevolezza dello stato emotivo dell’atleta prima, durante e dopo la gara;
  • l’importanza dello “stress positivo (“eustress“);
  • la gestione dell’ansia, attraverso varie e personalizzabili tecniche di rilassamento;
  • la pianificazione dell’attività di allenamento attraverso una corretta definizione degli obiettivi (“goal setting“);
  • l’importanza della visualizzazione (“imagery“);
  • come affrontare e annullare le “profezie che si autoavverano“;
  • regolare al meglio il proprio “termostato mentale“, limitazione psicologica della prestazione;
  • ecc.

Quando, dove, quanto.

Il momento migliore per iniziare un programma di Psicologia dello Sport all’interno della società sportiva, è l’inizio del campionato ovvero dei periodi in cui si svolgono gli allenamenti preparatori per una particolare gara/evento.

Solitamente, gli incontri di gruppo (squadra, staff, dirigenti) si svolgono all’interno della stessa struttura sportiva, se possibile in un ambiente tranquillo. Per gli interventi sulla singola persona, in una stanza che consenta la privacy oppure presso lo studio del professionista.

Il costo dell’intervento è dipendente dalle molteplici variabili in gioco: dimensione della squadra/società, profondità dell’intervento, numero dei partecipanti, tempi previsti dal programma, distanza dalla sede dello studio del professionista (nei casi di interventi “in casa”, ecc.).

Per un incontro di approfondimento o per valutare la necessità di un intervento, potete compilare il form qui sotto.

Fonti.

  • Bertolotti G., (2015). Il rilassamento progressivo in psicologia. Teoria, tecnica, valutazione. Carocci Faber.
  • Penati V., (2015). Tecniche mentali per il potenziamento della prestazione sportiva. FerrariSinibaldi.
  • Tortorelli D., (2016). Prepararsi al via. Psicologia dello sport sistemico-relazionale. Franco Angeli.
  • Watzlawick P., et al, (1978). Pragmatica della comunicazione umana. Studio dei modelli interattivi, delle patologie e dei paradossi. Casa Editrice Astrolabio.

Modulo di richiesta.

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