Genitori e genitorialità.

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Cosa significa “genitorialità”? Chi ha figli, sa quale sia l’importanza di chiedersi se si è buoni genitori… Infatti non è raro che la domanda alla quale un genitore vorrebbe avere risposte è “Sarò un bravo padre/madre?”.

Sì, perché non possiamo sapere, subito, se lo saremo: i frutti del nostro impegno come padre o madre li raccoglieremo solo dopo molti anni. E fino ad allora ci sentiamo in “sospensione”; vorremmo avere dei riscontri sia psicologici che pratici; vorremmo che qualcuno ci dicesse “Bravo, fai bene così”, oppure “Attento, potresti commettere degli errori…”.

E’ proprio questo quello che deve fare un genitore, ovvero chiedersi se “lavora” bene? Probabilmente no, e in questo articolo cercheremo di capire il perché.

Una breve definizione.

Innanzitutto, la genitorialità riguarda tutto ciò che è implicato nelle funzioni protettive, affettive, normative, educative e formative, ovvero tutto ciò che riguarda l'”accudimento”. Ma non è tutto: se potrebbe sembrare che già questo rappresenta un notevole impegno, dobbiamo sapere che esistono anche altri aspetti che riguardano la genitorialità in senso più ampio.

Essere genitore non è una “professione” che impariamo quando siamo “assunti” in una famiglia con figli… Si diventa genitori quando nasce o adottiamo il nostro primo figlio ma questo non significa che la nostra genitorialità nasca nello stesso momento.Quindi la genitorialità e l’essere genitore non sono sinonimi.

Se vogliamo dare una definizione di genitorialità possiamo dire che è

l’insieme delle rappresentazioni, degli affetti e dei comportamenti del soggetto in rapporto al proprio bambino, che sia nato, in gestazione o non ancora concepito.

Quando nasce la genitorialità?

Quando impariamo ad essere genitori? C’è un momento in cui possiamo dire di aver imparato tutto del sistema genitore-figli? Abbiamo necessariamente bisogno di “corsi di formazione” alla genitorialità?

Rispondere a queste domande significa avere ben chiaro il concetto di genitorialità (tralasciando chiaramente tutto quello che concerne la procreazione). Nella definizione che abbiamo fornito poche righe sopra, si afferma “che sia nato, in gestazione o non ancora concepito“. Quindi è evidente che la genitorialità esiste anche senza figli, ovvero anche senza essere genitori.

La genitorialità nei confronti dei propri figli la possiamo intendere come “valutazione, riconoscimento e interpretazione dei bisogni; accudimento; protezione; affettività; ecc.“. Come potrete immaginare, queste caratteristiche non sono specifiche del genitore, ma le possiamo adottare anche nella vita pre-genitoriale. Posso occuparmi dei bisogni dei miei amici, sia che mi trovi nell’età infantile che adulta; posso accudire, proteggere o amare chiunque io decida…

Potremmo tranquillamente affermare dunque che la genitorialità è una parte fondamentale della crescita e maturazione di una persona e inizia a formarsi già a partire dalla nostra infanzia, quando interiorizziamo i comportamenti, i messaggi verbali e non, le aspettative, desideri e fantasie dei nostri genitori. In definitiva, sin da bambini abbiamo un genitore interno che guida le nostre esperienze con gli altri (solo come esempio, si pensi al bambino che simula il comportamento del genitore nel “dare la pappa” a sua volta a chi lo sta nutrendo).

Quindi ogni volta che entra in gioco una situazione nella quale siamo chiamati a esprimere le nostre capacità di accudimento, protezione soddisfazione di bisogni, mettiamo in campo la nostra genitorialità.

Caratteristiche della funzione genitoriale.

Proprio perché si tratta di una caratteristica distintiva dell’individuo e che risponde ad un processo evolutivo e di maturazione già a partire dall’infanzia, possiamo determinare – senza che possiamo essere contraddetti – che esistono alcuni aspetti che si possono definire caratteristici di questo processo:

  • interesse e capacità di esplorare gli interessi dell’altro;
  • acquisire le capacità di capire le intenzioni dell’altro;
  • provare piacere nell’occuparsi dell’altro;
  • conoscere tutto, anche le caratteristiche fisiche, dell’altro.

Proviamo a pensare se, quanto descritto, lo abbiamo mai vissuto nei confronti di una persona che non fosse nostro figlio: ecco, in caso affermativo, abbiamo messo in campo degli atteggiamenti genitoriali al di fuori del rapporto filiale.

Questo può averci fatto provare soddisfazione e piacere, fatto sentire realizzati nei confronti di quella persona. Abbiamo messo in atto comportamenti genitoriali nei confronti di un individuo al di fuori della nostra famiglia. Altra cosa, ma che si basa sugli stessi principi, è il sentirsi realizzati come genitore; è in questo momento che nascono tutte le domande che abbiamo visto all’inizio del capitolo: sarò un bravo genitore? insegnerò il meglio a mio figlio?

Queste domande hanno una risposta. La risposta è: “Dipende“.

Sarò un buon genitore?

Dipende” è una risposta che fa male, perché ci mette ancora di più in uno stato di “ansia da prestazione perfetta”. Infatti, a volte, il problema è proprio quello: cercare di essere sempre al massimo e di non sbagliare mai.

Poiché abbiamo detto che la genitorialità è un processo che si acquisisce con il tempo e con l’esperienza, come possiamo pensare di non sbagliare mai nel nuovo percorso di genitore?

Nel momento in cui vogliamo fare la cosa giusta ad ogni costo, ci mettiamo in un tunnel buio dal quale sappiamo di poter uscire  solo perché abbiamo impostato le coordinate GPS nel nostro navigatore satellitare!

E in quel percorso non ci accorgiamo di quello che abbiamo intorno, del bello e anche del brutto che ci lasciamo alle spalle ma soprattutto ci siamo dimenticati che avremmo potuto percorrere la galleria semplicemente accendendo i fari della nostra conoscenza!

Quindi sì, la risposta è “Dipende”. Solo come esempio e senza la pretesa di essere esaustivi, ecco una lista di dipende…:

  • …se siamo consapevoli che l’abilità di genitore si sviluppa insieme al bambino, in un percorso di genitorialità che è nato addirittura prima che il nostro corpo fosse pronto per avere figli!
  • …se lasciamo che i nostri piccoli errori ci insegnino qualcosa di più sul nostro rapporto con il figlio e non pretendiamo sempre e a tutti i costi di voler tenere il “comportamento perfetto”.
  • …se consideriamo i nostri figli come individui prima fisicamente e poi emotivamente e psicologicamente diversi da noi, perché l’indipendenza fisica e psicologica aiuta per una creazione del proprio sé sano e duraturo.

Potrebbe sembrare strano ma tutto questo è più facile che rincorrere tesi e teorie, modelli e principi, pratiche esotiche e post-moderne che non fanno che snaturare la nostra innata capacità genitoriale, che con tanta fatica ed esperienze ci siamo formati sin da quando eravamo piccoli.

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