Appunti su Bullismo e Cyberbullismo

Questi “appunti” sono un punto di partenza per conoscere meglio il fenomeno del bullismo: cos’è, chi ne sono gli attori, quali caratteristiche, quali pericoli, quali suggerimenti…

La realtà dei fatti oggi: alcune domande.

  • Le violenze che quasi giornalmente scopriamo dai social o dai giornali, sono novità o ci sono sempre state e dobbiamo solo sdrammatizzare?
  • Quali sono le caratteristiche del bullo, della vittima e del bullismo stesso?
  • Perché è importante dare una corretta definizione del fenomeno?
  • Esistono effetti “a lungo temine” sugli stili di vita dei bulli e vittime adolescenti?
  • Qual è il ruolo degli “osservatori“?

La disgregazione dei confini delle comunità integrate.

Una volta era forte il controllo sociale – oltre che familiare – atto ad arginare certi tipi di violenze: era anche il vicino di casa che si faceva osservatore e non di rado interveniva nel placare comportamenti che la famiglia, distrattamente o meno, non osservava. Una volta il vicino di casa era conosciuto, era parte integrante di un gruppo che condivideva abitudini, stili, etica, ecc. Ma oggi il vicino di casa potrebbe essere chiunque e molto spesso non è più neppure “vicino di storia di vita”: questo ci rende diffidenti dei suoi commenti fino al punto che non lo vogliamo neppure più ascoltare…

Il “fascino” della violenza.

Perché siamo attratti (senza qui esprimere giudizio) dalla violenza? In un sistema ontogenetico, lo sviluppo della personalità di un individuo ripercorre nel breve lo sviluppo della cultura e della civiltà dell’uomo: così come molte guerre e battaglie sono state un volano per la civilizzazione, anche agiti di rabbia, sensazioni di bruciante fermento emotivo, ci accompagnano dell’adolescenza come un sistema di autoregolazione delle nostre emozioni. E’ in questo periodo che si impara l’utilità e la necessità degli agiti violenti: impariamo a discernere quando la violenza e la rabbia sono espressioni utili alla sopravvivenza o solo solo indizi del nostro stato emotivo. Osservare dunque le “violenze altrui” è un po’ come godere per interposta persona alla scarica emotiva che spesso per “necessità civili” siamo invitati a placare: editori, scrittori, registi, pubblicitari e chiunque voglia persuadere, utilizzano questo principio per fare breccia con i propri prodotti artistici (e non).

Lo squilibrio di potere.

Nel suo perpetrare nella violenza verso la solita vittima, il bullo produce uno squilibrio di potere: quest’ultimo ottiene maggiore status nel gruppo mentre la vittima lo perde. Lo squilibrio si può generare attraverso la forza fisica dell’aggressore, la numerosità del gruppo, le dinamiche sociali in corso, ecc. Oppure il potere si può consolidare attaccando la vittima per certe sue debolezze e diversità. Inoltre la posizione di potere è mantenuta viva non solo grazie al perpetrarsi nel tempo delle violenze ma anche all’alleanza e complicità del gruppo dell’aggressore.

Caratteristiche specifiche del fenomeno “bullismo”.

  1. Intenzionalità. Il bullo esprime la violenza in modo consapevole: il suo interesse è infatti proprio quello di arrecare danno alla vittima, incurante delle conseguenze che essa potrà subire. Concetto chiave: empatia.
  2. Sistematicità. Gli atti di bullismo vengono perpetrati in modo continuo e senza apparente soluzione di continuità: essi hanno lo scopo proprio di far crollare l’autostima della vittima. Concetto chiave: programmazione.
  3. Asimmetria di potere. Generalmente, il bullo seleziona le proprie vittime in relazione della superiorità (spesso non solo apparente) della  propria forza fisica: questo lo rende immune da eventuali reazioni oppositive. Concetto chiave: premeditazione.

Le forme del bullismo.

  • Attacchi fisici diretti. Attraverso l’uso della forza fisica direttamente ai danni della vittima: botte, calci, pugni, graffi sia verso la persona che verso i suoi propri oggetti.
  • Attacchi verbali diretti. Attraverso l’utilizzo della parola, il bullo denigra la vittima con minacce, rimproveri, offese, ingiurie, giudizi impropri, ecc.
  • Attacchi indiretti. Azione subdola che mira soprattutto a escludere la vittima dalle attività, gruppi, giochi. Si esplica con l’indifferenza ma spesso anche con frasi e considerazioni che svalutano tutto ciò che rappresenta la vittima.
  • Attacchi “hi-tech” (cyberbullismo). Atti che vengono effettuati tramite l’utilizzo di apparecchiature elettroniche, come cellulari, smartphone, computer, ecc.

Gli oggetti del bullismo.

  • Desiderio di esclusione (e inclusione). Quando il bullo e il proprio gruppo di “discepoli” perpetra atti violenti e vessatori nei confronti di coloro (vittime) che devono essere escluse. Viceversa, esistono pratiche di “iniziazione” che vedono le cd matricole subire sistematicamente atti intimidatori in modo da poterli far entrare, se superati, nel gruppo.
  • Gruppi stigmatizzati (omosessuali, obesi, etnie, ecc.). Non di rado i bulli “scelgono” le loro vittime tra i gruppi generalmente in minoranza, più facilmente “controllabili” e circondati.
  • Personalità “deboli”. Anche in questo caso, il bullo sceglie la vittima attraverso le caratteristiche delle sua personalità: introversi, timidi, passivi sono un bacino di potenziali vittime che, proprio per le loro caratteristiche di mancanza di reattività violenta, possono risultare facilmente attaccabili.
  • Ragazze. In questo caso la violenza del bullo si attua attraverso comportamenti sessuali non desiderati, che possono anche sfociare nella violenza sessuale: gesti osceni, offese sessiste, commenti sul corpo, contatti fisici, ecc.
  • Sport. Possono verificarsi comportamenti aggressivi all’interno di una stessa squadra (non solo dunque nei confronti degli avversari), quando la competitività smette di essere una sana modalità di formazione del proprio carattere ma una forma di prevaricazione: esclusione dalle azioni di gioco, scherzi negli spogliatoi, isolamento, ecc.

Definizioni.

Bullismo: azioni aggressive e intenzionali, eseguite persistentemente attraverso strumenti fisici (percosse, ecc.) o psicologicomorali (esclusioni, ecc.), da una persona singola o da un gruppo, con il deliberato obiettivo di far male o danneggiare un coetaneo che non può facilmente difendersi.

Cyberbullismo: azioni aggressive e intenzionali, eseguite persistentemente attraverso strumenti elettronici (sms, mms, foto, video clip, e-mail, chat rooms, istant messaging, siti web, chiamate telefoniche), da una persona singola o da un gruppo, con il deliberato obiettivo di far male o danneggiare un coetaneo che non può facilmente difendersi (Patchin, Hinduja, 2006, Smith, 2007, Willard, 2007).

I “mezzi” del bullismo e cyberbullismo.

Oltre al mezzo fisico e “in presenza” negli ultimi anni si sta diffondendo un nuovo modo di perpetrare le propria violenza: la rete Internet. Messaggini, Social network, Gruppo WA, ecc. che ha probabilmente reso più “semplice” la disinibizione degli sfoghi violenti. I contatti sono virtuali perché non più agiti di persona, ma gli effetti non sono affatto virtuali!

La violenza virtuale.

Dovremmo parlare però di violenza nel mondo virtualeperché chi la subisce la percepisce come reale e spesso, date le caratteristiche degli attacchi in questo modo, sono addirittura amplificati e incontrollabili.

Modi di attacco del cyberbullismo.

Un aggressore che utilizza la moderna tecnologia della comunicazione, può agire in questi ambiti:

  • Offendere (flaming): violenza, volgarità, limitate a una discussione;
  • Molestare (harassment): molestie e insulti perpetrati nel tempo che, se particolarmente insistenti, causano alla vittima forti preoccupazioni (cyberstalking);
  • Diffamare (denigration): ricerca del danno alla reputazione della vittima;
  • Appropriazione dell’identità altrui (impersonation): violazione di un account e relative operazioni dannose;
  • Diffondere informazioni riservate (outingtrickery): diffusione di informazioni carpite con inganno relative alla vittima;
  • Escludere (exclusion): esclusione della vittima da un gruppo su social network;
  • Perseguitare (cyberbashing e happy slapping): pubblicazione online di foto/video che riprendono un’aggressione verso un coetaneo.

Differenze tra bullismo e cyberbullismo.

CARATTERISTICABULLISMOCYBERBULLISMO
Tempilimitatocontinuo
Rapportoconoscentichiunque
Diffusionelocale globale
Coraggioasimmetricodisinibito
Visibilitàpaleseincognita
Consapevolezzapossibile improbabile
Reazionerara possibile

Caratteristiche dell’aggressore.

  • Tende ad “attaccar briga”, con minacce e aggressioni.
  • Facilmente irritabile, tende a reagire in maniera disattiva alla frustrazione.
  • Antisocale, prepotente.
  • Poco empatico e oppositivo, soprattutto con gli adulti.
  • Opinione di sé positiva e autostima nella media.
  • Rendimento scolastico in continuo calo, sino sovente all’abbandono.
  • Risolve le discussioni con violenza e rabbia.
  • Esordio precoce.

Caratteristiche della vittima.

  • Tendenza all’ansia generalizzata e alla sottomissione.
  • Generalmente bassa autostima.
  • Introversi, insicuri e timidi.
  • Cauti, tranquilli e riservati: piangono facilmente.
  • Hanno paura di essere feriti, sia fisicamente che emotivamente.
  • Rendimento scolastico con ingiustificati alti e bassi ma generalmente tendente al calo.
  • Ritiro.

Cosa non è bullismo.

  • Fare scherzi a compagni senza offendere, una volta ogni tanto, e per riderci su tutti insieme;
  • Bucare la gomma di una bicicletta di un compagno;
  • Fare a botte con un compagno di pari forza;
  • Entrare nei locali della scuola di notte e fare danni.

Possibili indicatori di uno stato di “vittima”.

  • A Scuola:
    • spesso preso in giro, minacciato, sbeffeggiato, isolato;
    • eccessivamente passivo e sottomesso;
    • nel gruppo ha difficoltà ad autoaffermarsi;
    • ha pochi amici;
    • appare indifeso, insicuro e il rendimento scolastico “inspiegabilmente” cala durante l’anno;
    • nelle pause, sta spesso vicino agli insegnanti.
  • A Casa:
    • pochi amici e raramente li porta a casa;
    • cerca spesso scuse di malesseri fisici per non andare a scuola;
    • cerca di farsi accompagnare o in ogni caso cerca di evitare contatti nel tragitto con i compagni;
    • dorme male e ha incubi;
    • calo di interessi in generale;
    • triste, con scatti d’ira;
    • cerca la compagnia degli adulti.

Fattori di rischio.

  • Psicologici: bassa autostima; scarsa consapevolezza; debolezza e atteggiamento negativo; insicurezza.
  • Sociali: scarsa empatia; deresponsabilizzazione; emulazione negativa; carenza di regole; “normalizzazione” di fatti incresciosi.

Conseguenze sulla vittima.

  • A breve termine: sintomi fisiologici (palpitazioni, mal di testa, problemi dermatologici e del sonno, stanchezza persistente) e psicologici (svalutazione di sé, mestizia, introversione, disturbi d’ansia e attacchi di panico, disinteresse).
  • A lungo termine: attacchi di panico, depressione, dipendenze comportamentali da sostanze, comportamenti autolesivi, disturbi della personalità, ritiro sociale, suicidio.

Funzione degli spettatori.

Negli atti di Bullismo, gli spettatori (generalmente compagni di classe o gruppo di amici e conoscenti) raramente si schierano in difesa della vittima bensì fomentano e incoraggiano l’aggressione, mettendosi dalla parte del “più forte”, soddisfacendo così il proprio desiderio represso di violenza e rivalsa.

Negli atti di Cyberbullismo invece possono verificarsi diversi scenari: lo spettatore può essere presente (attivo o passivo) o assente, anonimo o conosciuto.

La famiglia.

  • Ruolo: contenitore, luogo sicuro dove si può parlare e soprattutto essere ascoltati; vicinanza fisica, effettiva ed emotiva.
  • Intervento: avere la consapevolezza dell’uso che i figli fanno dei social e delle apparecchiature informatiche; avviare attività ricreative condivise; attivare un dialogo maturo; parlare, parlare, parlare!

La Scuola.

  • Ruolo: attivare relazioni positive, stimolare l’autostima degli alunni; insegnare il rispetto delle persone e delle regole.
  • Intervento: dialogo sistematico tra docenti, alunni e genitori; attività di informazione sui rischi delle nuove tecnologie; attività di gruppo; indagini sul clima.

Le vie d’uscita della vittima da cyberbullismo.

  • Cosa fare: non cadere nella trappola del Cyberbullo: non rispondere a SMS, post e messaggi offensivi e senza senso; utilizza gli strumenti di “blocco” che offrono le App Social; salva i messaggi inopportuni solo per te: non condividerli se non con adulti di cui puoi fidarti (genitori, insegnanti, ecc.); se insistenti, cambia Nickname, numero di cellulare: non farti trovare.
  • A chi rivolgersi: sempre a persone di cui ti fidi: genitori, parenti, insegnanti, forze dell’ordine, associazioni di tutela, ecc.

Lettera aperta di una vittima di bullismo (estratto).

Io sono stata una vittima di bullismo. I bulli e le ragioni, le motivazioni, le situazioni, le scuole cambiavano, ma la vittima, rimanevo sempre io. Spesso mi sono chiesta perché fossi un soggetto così divertente da prendere in giro, ancora non sono riuscita a darmi una risposta, forse ero troppo taciturna e silenziosa, chissà: il bullismo non è una colpa, non è una malattia, è una situazione che ti cade addosso in maniera del tutto casuale.

Nessuno si salva da solo, è vero, ma il primo motivo che blocca la vittima nella richiesta di aiuto è quel senso di vergogna che attanaglia chi non riesce a difendersi da solo, ci si nasconde dietro un “ciò che non uccide fortifica” ma in realtà ci si sente soffocare da una solitudine e un’impotenza che ci schiaccia come un macigno.

Mi è capitato delle volte di affrontare l’argomento e di confrontarmi con altri riguardo il bullismo e la violenza psicologica tra bambini e ciò che ho notato è che si tende a sottostimare il fenomeno e le sue ripercussioni, “ma che vuoi che sia, ci siamo passati tutti, aiuta i bimbi a crescere, a farsi le spalle per affrontare il mondo”.

A mio modesto parere, bisogna educare le giovani generazioni al rispetto dell’altro. I bambini sono le specchio degli adulti, un piccolo bullo un giorno potrebbe diventare un individuo violento ed irrispettoso delle minoranze e dei più deboli; a sei anni può rubare la merenda e schernire il compagno di classe cicciottello, a venti picchiare un omosessuale sul lungotevere.

(Post scritto da Luisa Marotta.)

Fonti.

  • https://liceoalessi.org/wp/wp-content/uploads/2018/02/bullismo-cyberbullismo-1.pdf
  • http://www.unsasso.it/immagini/Cyberbullismo_differenze.pdf
  • https://www.epubeditor.it/ebook/?static=80055
  • http://www.cyberbullismo.com
  • Menesini E., et al. (2017). Prevenire e contrastare il bullismo e il cyberbullismo. Il Mulino, Bologna.
  • Manca M., Petrone L. (2014). La rete del bullismo, il bullismo della rete. Ed. Alpes. 
Servizio di NoiTV sul convegno “Dal bullismo al cyberbullismo: un passaggio fin troppo facile” tenutosi ad Altopascio.

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