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Non sempre è chiaro in cosa e quando uno Psicologo dello Sport possa prestare la propria consulenza. A volte lo si interpella quando all’interno di una squadra sportiva il clima non è sereno, oppure quando alcuni atleti non raggiungono obiettivi e prestazioni desiderate, e così via. Non sempre però è immediatamente chiaro che l’intervento dello Psicologo dello Sport potrebbe ricoprire una funzione di prevenzione delle situazioni “non controllabili”. Uno stile di comunicazione non troppo “convincente”; rapporti tra staff, allenatori e atleti non troppo fluidi; una organizzazione degli allenamenti che non tiene in considerazione le necessità emotive del ragazzo…

Proviamo allora a percorrere uno per uno le le aree di competenza di intervento di uno Psicologo dello Sport.

1 – Una base solida.

Un atleta è come un fuoristrada e come tale è composto da componenti tutti necessari al proprio funzionamento. La carrozzeria è il suo corpo e il motore la volontà di fare attività agonistica. Poi ci sono le ruote, ben quattro e tutte motrici: la prima rappresenta la preparazione atletica: la forza fisica, la resistenza; la seconda è la preparazione tecnica specifica del proprio sport: le regole, i movimenti; la terza si occupa della strategia: apprendere e applicare schemi e tattiche, ideare movimenti e sviluppare competenze uniche e specifiche; la quarta è quella che si occupa delle competenze mentali: motivazione, soddisfazione di bisogni, sviluppo sociale, ma anche tutto quello che riguarda gestione dello stress, definizione e raggiungimento di obiettivi, rilassamento. Se solo una di queste quattro ruote si sgonfia – o ancora peggio non è presente – il fuoristrada, nonostante i molti cavalli, non riuscirà ad andare nella direzione che il pilota vorrebbe.

AMBITO DI INTERVENTO DELLO PSICOLOGO DELLO SPORT: introduzione alla Psicologia dello Sport.

SINTOMI, CAMPANELLI D’ALLARME, OPPORTUNITÀ’: desiderio di approfondire argomenti di natura psicologica; ricerca di strumenti per migliorare la propria prestazione sportiva.

2 – Bisogni dell’atleta: senso di appartenenza vs senso di individuazione.

Il bisogno di appartenenza (ciò che fa sentire sicuro l’individuo) e quello di individuazione (la formazione di un identità personale) si intrecciano continuamente e in particolar modo durante il periodo evolutivo della persona. L’appartenenza, come adesione a regole di un gruppo, determina e influenza la formazione dell’individuo: di contro, l’espressione individualizzata di una persona può influenzare il gruppo di appartenenza. La matrice «bisogno di appartenenza» e «bisogno di individuazione» produce quattro condizioni generali che in una società sportiva andrebbero rintracciate e valutate – in funzione della creazione di un adeguato clima relazionale – proprio per il fatto che l’influenza reciproca dei due bisogni porta a configurazioni sempre uniche e specializzate.

AMBITO DI INTERVENTO DELLO PSICOLOGO DELLO SPORT: bisogni dell’atleta.

SINTOMI, CAMPANELLI D’ALLARME, OPPORTUNITÀ’: isolamento dell’atleta; abbandono precoce dell’attività sportiva; conflitti.

3 – La struttura della squadra sportiva.

Ogni «sistema squadra» possiede al suo interno una struttura che ne determina i ruoli e la distribuzione del potere. E’ poi regolato da norme «esplicite» e «implicite» che fanno della squadra un sistema aperto che dovrebbe tendere all’equilibrio: le prime sono quelle che vengono definite dalla dirigenza della società sportiva e devono essere messe a conoscenza di tutti i componenti in modo chiaro e, appunto, esplicito; le seconde sono quelle «non dette» come riti, abitudini, consuetudini e non sono sancite in maniera ufficiale ma sono diffuse all’interno delle relazioni. E’ importante che l’equilibrio tra queste sia costantemente controllato e verificato, per escludere situazioni sgradevoli come i «Non lo sapevo» o casi di esclusione o costituzione di sottogruppi in competizione e/o elitari.

AMBITO DI INTERVENTO DELLO PSICOLOGO DELLO SPORT: benessere personale e di gruppo.

SINTOMI, CAMPANELLI D’ALLARME, OPPORTUNITÀ’: lamentele sul comportamento dei compagni; disorientamento; formazione di sottogruppi.

4 – Il ciclo vitale dell’atleta.

Chiunque, all’interno della società sportiva, lavori con un atleta (dirigente, allenatore, medico sportivo, psicologo, genitore, ecc.), dovrebbe proporsi tenendo in dovuta considerazione i variegati bisogni psico-emotivi dell’atleta stesso, corrispondenti alle fasi di crescita quali:

  1. Giovane atleta;
  2. Sviluppo delle competenze;
  3. Agonismo;
  4. Autonomia ovvero maturità sportiva;
  5. Fine carriera.

Per ogni fase cambiano i bisogni, le competenze e le aspettative, nonché gli obiettivi  e le motivazioni. Al fine di aiutare l’atleta e, di conseguenza, l’intero sistema-squadra, deve essere chiara la fase in cui si trovano i singoli atleti cercando di promuovere (atleticamente e psicologicamente) il passaggio da una fase alla successiva, sempre tenendo in alta considerazione il benessere di ogni componente (gruppo sportivo, individuo, famiglia).

AMBITO DI INTERVENTO DELLO PSICOLOGO DELLO SPORT: gestione dell’individuo-atleta.

SINTOMI, CAMPANELLI D’ALLARME, OPPORTUNITÀ’: insoddisfazione dell’atleta per come percepisce di essere trattato e considerato dall’allenatore; rigidità e rifiuto dell’atleta nei confronti delle indicazioni dell’allenatore; insoddisfazione generalizzata.

5 – Comunicare efficacemente: la chiave per una relazione costruttiva.

Comunicare significa «mettere in comune» esperienze, conoscenze, metodi ed emozioni, attraverso la sintassi (linguaggio, grammatica, ecc.), la semantica (il significato) e la pragmatica (la reciproca influenza della comunicazione). Riguardo questo ultimo aspetto possiamo affermare che:

  • in una relazione è impossibile non comunicare;
  • ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e uno di relazione e il secondo classifica il primo;
  • la natura di una relazione dipende dai reciproci punti di vista;
  • la comunicazione contempla il messaggio digitale (contenuto) e analogico (relazione);
  • la comunicazione si basa sui rapporti tra gli interlocutori: paritari o differenti.

Questo significa che in un sistema relazionale la comunicazione è essenziale sia per comunicare qualcosa che per tessere relazioni: non è possibile dunque prevedere che in un sistema la comunicazione si muova su un piano che non consideri l’importanza che riveste non solo il messaggio da trasmettere ma anche il destinatario, il momento, la reazione, il contesto.

AMBITO DI INTERVENTO DELLO PSICOLOGO DELLO SPORT: comunicazione efficace.

SINTOMI, CAMPANELLI D’ALLARME, OPPORTUNITÀ’: scarsa comunicazione tra atleti e allenatore e tra allenatore e dirigenza; incomprensioni; sensazione che nella squadra circolino “segreti”.

6 – La famiglia dell’atleta come risorsa a 360°.

La varietà degli stili familiari si manifesta anche all’interno della squadra: non è difficile incontrare genitori che non si interessano dell’attività agonistica dei figli e che raramente – se non mai – partecipano attivamente alla vita di squadra (famiglia disimpegnata), altri che forniscono il proprio apporto in maniera non invadente e in accordo con le richieste della società sportiva (famiglia collaborativa) e quelli che intervengono con giudizi sull’operato di allenatori e dirigenza e che pretendono di sostituirsi come guida tecnica dei figli (famiglia invischiata). Tutto questo è normale (almeno dal punto di vista delle famiglie) e non va in alcun modo limitato né giudicato. Basti pensare che spesso gli atleti spostano sugli istruttori i propri sentimenti di affiliazione e questo fatto potrebbe «disturbare» la percezione di identità dei genitori stessi. L’allenatore spesso è un riferimento importante per il giovane atleta, un esempio da seguire se non addirittura un mito. Sovente il ciclo di vita dell’atleta non coincide con quello familiare, fino ad arrivare agli estremi in cui una famiglia «sabota» la crescita sportiva del figlio in favore del mantenimento di un particolare stato familiare. E’ necessario dunque poter disporre della risorsa «famiglia dell’atleta» nella maniera più appropriata, riconoscendo e gestendo le dinamiche sia in caso di famiglia disimpegnata che invischiata.

AMBITO DI INTERVENTO DELLO PSICOLOGO DELLO SPORT: la gestione della famiglia dell’atleta.

SINTOMI, CAMPANELLI D’ALLARME, OPPORTUNITÀ’: disinteresse demotivante dei genitori; invadenza incontrollata; mancanza di condivisione degli impegni organizzativi.

7 – Il ruolo dell’allenatore: insegnante, guida o modello?

L’allenatore riveste un ruolo chiave in tutte le fasi della costruzione, mantenimento e crescita di un gruppo sportivo nonché del singolo atleta: è insegnante, perché trasmette le strategie e tecniche specifiche; è guida, perché mantiene, disciplina e gestisce le attività volte a raggiungere le mete previste (e spesso la famiglia gli «delega» tale ruolo di guida); è modello, perché spesso egli è una delle prime figure significative del giovane atleta al di fuori della famiglia. Per questi motivi, all’allenatore vengono chieste sempre più spesso competenze specifiche di leadership (per affrontare le dinamiche di costrizione e gestione del gruppo), di gestione della coesione (per la costruzione di un ambiente sano in cui il giovane atleta possa crescere sia sportivamente che emotivamente) e di comunicazione efficace (per facilitare la condivisione e cooperazione tra tutti i membri della squadra).

AMBITO DI INTERVENTO DELLO PSICOLOGO DELLO SPORT: la leadership dell’allenatore; crescita in ambiti comunicazione e relazione.

SINTOMI, CAMPANELLI D’ALLARME, OPPORTUNITÀ’: scollamento tra allenatori e atleti; distacco emotivo; riconoscimento delle peculiarità dell’atleta.

8 – Il senso di appartenenza: la coesione e la cooperazione.

Non sempre il senso di appartenenza ad una squadra sportiva, seppur prestigiosa, può rappresentare una sufficiente spinta motivazionale verso l’impegno continuo dell’atleta – anche se senza dubbio costituisce una buona base su cui costruire il concetto di coesione. Per preparare il gruppo ad affrontare momenti di crisi (risultati non soddisfacenti, infortuni, ecc.) è fondamentale che venga costruito un gruppo solido: la tendenza dei componenti di un gruppo ad essere uniti e connessi è il legante che protegge dalla disgregazione e stimola l’assunzione di responsabilità. La coesione poi conduce alla cooperazione, ovvero la capacità di giocare, impegnarsi e lavorare con altri, adattandosi alle esigenze del gruppo e rispettandone le regole. E’ richiesto dunque un fine controllo dei livelli di competizione che – seppur positiva se considerata come stimolo a migliorare – potrebbe sfociare in conflitto.

AMBITO DI INTERVENTO DELLO PSICOLOGO DELLO SPORT: coesione di gruppo; senso di squadra e appartenenza; condivisione degli obiettivi.

SINTOMI, CAMPANELLI D’ALLARME, OPPORTUNITÀ’: abbandono precoce degli atleti; demotivazione; noia; conflitti interni.

9 – La crescita personale dell’atleta.

Per poter utilizzare al meglio la “quarta ruota” l’atleta deve acquisire le tecniche di base del Mental Training in ambito Sportivo: definizione degli obiettivi (Goal Setting), visualizzazione (Imagery) e autocontrollo (Self Talk), oltre alle varie e specifiche Tecniche di rilassamento (Respirazione diaframmatica, Rilassamento muscolare progressivo di Jacobson, ecc.). Questa formazione di base però, per poter essere considerata come valido strumento della ricerca della miglior performance, deve prevedere un percorso personalizzato. Sfortunatamente, e in rapporto alla fase in cui di trova l’atleta, non esiste un percorso “standardizzato” e valido per tutti indistintamente: le predisposizioni personali, i desideri e le motivazioni possono avere un peso specifico nell’apprendimento di tali tecniche e per questo motivo è indispensabile che l’atleta valuti l’opportunità di percorrere una strada in autonoma.

AMBITO DI INTERVENTO DELLO PSICOLOGO DELLO SPORT: crescita personale; sviluppo competenze di Mental Training e tecniche di rilassamento; gestione dell’ansia; utilizzo positivo dello stress.

SINTOMI, CAMPANELLI D’ALLARME, OPPORTUNITÀ’: eccessiva tensione pre e post gara dell’atleta; ricerca della giusta motivazione; superamento difficoltà; crescita psicologica.

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