Dove sono finiti i Giochi Didattici?

I giochi didattici sono ancora tra di noi?Negli ultimi tempi le famiglie stanno riscoprendo sempre di più i giochi da tavolo. Prima dell’avvento dei telefonini e dei giochi elettronici, aprire la scatola di cartone colorata e piazzare tabellone e pedine era un rito. Intorno a un tavolo, ci arrabbiavamo con chi comprava la proprietà che avremmo voluto noi, o conquistava la Jacuzia. Oppure ridevamo tutti insieme quando pronunciavamo una parola che non avremmo dovuto dire…

Poi l’avvento del gioco elettronico, di quello digitale e infine di quello virtuale… E questi, in un ambiente sempre più solitario e asettico, si stanno sostituendo in maniera preoccupante ai cosiddetti giochi da tavolo.

La didattica del gioco e i giochi didattici.

Non si finisce mai di imparare, e questa regola vale sia per i giovani che per gli adulti. Prendiamo il caso della didattica mediata dal gioco: anche gli adulti possono imparare dai giochi e se questi sono condivisi con i figli, l’attività ludica può diventare un luogo di conoscenza e comprensione reciproca. Pensiamo infatti a quello che può osservare un adulto vedendo giocare o giocando insieme a proprio figlio.

Solo per citare alcuni aspetti, l’adulto potrebbe capire molto di proprio figlio, anche solamente osservando come interagisce con il gioco, con le regole e con gli altri giocatori.

Potremmo avere infatti utili indicazioni riguardo l’approccio verso le regole, le strategie e la pianificazione; annotare le caratteristiche di determinazione, concentrazione, perseveranza, collaborazione e ambizione; capire quanto possa essere presente l’ansia, la socializzazione, l’indipendenza, la sicurezza e l’incertezza. E così via.

Perché questo possa accadere però, i giochi devono avere particolari caratteristiche: quelle appunto dei giochi didattici. Non esiste una lista dei giochi didattici, ed è corretto che sia così: il gioco deve essere un’attività spontanea, divertente e ripetibile. Non è possibile dunque definire quali giochi possano essere migliori di altri perché ogni individuo ha una particolare predilezione per taluni e invece non amarne altri. Quindi non “quale gioco” ma “quali caratteristiche del gioco” possono essere determinanti per la definizione di gioco didattico. Vediamone alcune:

Spontaneità. Quando giochiamo siamo ciò che siamo, e anche le varie rappresentazioni che assumiamo sono frutto della nostra esperienza e predisposizione. Se fossimo obbligati a giocare, questa non sarebbe più un’attività ludica ma diventerebbe un’obbedienza a delle imposizioni.

Creatività. Quando gioco devo inventare: strategie, personaggi, ruoli, ecc., sempre in aderenza alle regole del gioco. Non si gioca “solo” per passare il tempo. Il gioco in ogni caso impegna la mente.

Regole. Ogni gioco ha le sue regole e devono essere rispettate! Un gioco senza regole non assicura quei confini che lo distinguono dalla realtà e le conseguenze potrebbero non piacere. Le regole del gioco poi aiutano a far comprendere ai piccoli che non sempre possiamo fare ciò che ci piace e che, soprattutto, dobbiamo imparare ad accettarle.

Interazione. Sì è vero esistono i solitari: ma qui parliamo di interazione con il gioco e con le persone. Se non ci fosse interazione saremmo semplicemente davanti a uno specchio.

Esplorazione. Giocare significa anche esplorare: il territorio intorno a noi, la plancia di gioco, le intenzioni degli avversari e/o compagni. E ogni cosa da esplorare ci insegna nuovi tipi e tecniche di esplorazione.

Simbolismo. Quando giochiamo impersoniamo un ruolo, diventiamo parte del gioco stesso, con conseguente investimento di emozioni e sensazioni. Simulazione, mediazione e riconoscimento sono solo alcuni degli aspetti legati all’immaginario in cui ci siamo immersi.

Comunicazione. Giocare è anche imparare a comunicare: strategie, condivisione di obiettivi, emozioni legate alla vittoria o alla sconfitta. Tutto è valido per imparare a esprimere e comprendere i ragionamenti (verbali e non verbali) degli altri giocatori.

Ricreazione. Rilascio i tensioni, momento di svago e di astrazione. Durante la ricreazione possono anche ricaricarsi le pile per continuare a giocare, magari a livelli ancora più elevati. Oppure per affrontare la quotidianità con ancora più slancio.

Il gioco come scuola di vita.

Uno dei più noti aforismi recita:

“L’uomo non smette di giocare quando invecchia ma invecchia quando smette di giocare (J.B. Shaw).”

Questa affermazione racchiude in poche parole un principio che potremmo riscontrare anche in importanti scuole di pensiero: i tre stadi del comportamento ludico (J.P. Piaget), la percezione del mondo esterno attraverso il gioco (D. Winnicott), il gioco come lavoro dei bambini (M. Montessori).

Anche gli animali giocano e soprattutto i cuccioli. Perché? Se osserviamo dei cuccioli giocare, notiamo subito che non risparmiano energie, e in una visione evoluzionistica consumare energie preziose senza motivi non sarebbe conveniente. Quindi questo ci dice che il gioco ha una funzione adattiva, utile per la sopravvivenza. Poi dobbiamo distinguere vari tipi di gioco degli animali: quello motorio, che ha la funzione di sviluppare l’apparato muscolare; il gioco predatorio, quando vediamo ad esempio un gattino che gioca con un topolino di pezza, in realtà sta sviluppando le proprie strategie di caccia e difesa; il gioco sociale, quando rotolarsi e mordicchiare altri cuccioli rafforza la sensazione di gruppo e branco.

E i nostri cuccioli umani? Anche loro hanno bisogno di giocare, per gli stessi motivi adattivi appena visti, con l’aggiunta della funzione didattico-emozionale. Con questa infatti il piccolo andrà a scoprire, provare e sviluppare le emozioni legate all’amore, alla comprensione, alla solidarietà e così via nonché comprendere le funzioni sociali e delle regole derivanti dallo stare insieme.

Privare il bambino del gioco è come privarlo della possibilità di “allenarsi alla vita”. Il gioco del bambino è come il saltare sul trapezio con una rete sotto: durante il gioco, infatti, gli adulti sono in grado di “correggere” e illustrare le buone pratiche di quel gioco, senza che gli errori facciano troppo male.

Se tralasciamo in questa trattazione i giochi appositamente creati con una funzione didattica, vorrei affrontare l’argomento della varietà dei giochi con cui si stanno cimentando i giovani d’oggi. In particolare, vorrei soffermarmi sui giochi digitali e i giochi da tavolo, entrambi segno dei tempi e delle tecnologie a disposizione…

Il Gioco digitale è un gioco didattico?

Per gioco digitale intendiamo quell’attività ludica svolta prevalentemente su un dispositivo elettronico e mediata da uno schermo che rappresenta il terreno di gioco nonché il compagno, l’avversario e il regolamento. Possiamo considerare questo un gioco, nel senso didattico che abbiamo espresso fino ad ora? Proviamo percorrendo una ad una le funzioni dei giochi didattici (sempre per gioco, proverò a dare un voto ad ogni livello).

Gioco Motorio

Per definizione, il digitale rappresenta una simulazione della realtà e per questo può essere simulata anche ogni attività motoria. Per questo, il gioco digitale non può essere considerato un gioco motorio. Voto: 2 (solo perché muoviamo un po’ le dita).

Gioco Predatorio

Rincorrere una pallina che vaga sul display del tablet oppure combattere contro un Ninja premendo dei pulsanti (virtuali..) sullo schermo hanno effetti doppiamente antieducativi. In primo luogo rincorrere senza muoversi ha un effetto destabilizzante sulle capacità cognitive di “raggiungere un obiettivo”: non riesco infatti a verificare quanto sarò in grado, utilizzando le mie forze, di raggiungere un obiettivo perché imparo che questo ha comportamenti che non riesco a controllare (la pallina che si muove risponde a regole che spesso sfidano le leggi naturali). Combattere contro un Ninja mi dà un eccessivo senso di onnipotenza (una volta raggiunti alti livelli di esperienza) oppure una distruttiva carenza di autostima (perché non riesco neanche a superare il primo livello). Relativamente alle caratteristiche di gioco predatorio, voto: 0 (perché la realtà è falsamente sostituita).

Gioco Sociale

Dobbiamo prima di tutto definire il concetto di “sociale”. Intendiamo con questo termine ogni attività tendente a vivere ed essere vissuta in società, ovvero insieme ad altri individui. Se questo concetto prevede che il contatto sociale non sia solo fisico ma anche virtuale, allora potremmo considerare il gioco digitale a tutti gli effetti una attività ludica sociale. Per altri invece con “sociale” si intente soprattutto il contatto, almeno visivo diretto, con altri individui: su questa base, il gioco virtuale non può essere considerato un vero gioco sociale. Voto: 6 (perché ci sono vari punti di vista).

Gioco Emozionale

Quali emozioni possono dare i giochi digitali? Come dicevo per la funzione predatoria, forse il senso di onnipotenza o di sfiducia, e ogni altra emozione legata all’interazione con un dispositivo elettronico che risponde a programmazione che spesso è proprio costruita per andare a elicitare particolari emozioni (legate magari alla dipendenza, ecc.). Come gioco emozionale, al digitale do voto: 4 (perché le emozioni sono pilotate).

Il Gioco da tavolo è un gioco didattico?

Per gioco da tavolo intendiamo qualsiasi gioco che comporti una certa manualità nello svolgimento del gioco stesso, mediata da carte, pedine, dadi, tabelloni e ogni altro oggetto materiale, e che nella maggior parte dei casi è svolto insieme ad altri giocatori. Anche in questo caso, proviamo a valutarne le funzioni legate alle caratteristiche dei giochi didattici.

Gioco Motorio

Per definizione, il gioco da tavole presume che i giocatori si divertano intorno a un tavolo, e per questo, almeno nella maggioranza dei casi, seduti. E’ vero che tra un turno e l’altro possiamo un po’ sgranchirci le gambe; è anche vero che il più delle volte questi giochi hanno una durata prefissata… ma non basta. Voto: 3 (ogni tanto dovremmo fare una corsetta intorno al tavolo).

Gioco Predatorio

Anche in questo caso, la corsa non è facilitata dalla disposizione della plancia di gioco come campo di “battaglia”: spostare pedine e sfogliare carte non ci allena molto alle strategie di vita, a meno che non siano esse stesse le regole del gioco. Voto 5 (tiro il dado e ti raggiungo: non vale…).

Gioco Sociale

Be’… se partiamo dal principio, dobbiamo condividere le regole del gioco; poi insieme dobbiamo scegliere pedine, disporre carte e tabellone, ecc.; il gioco poi presume che ci sia interazione tra i giocatori, sia che si tratti di gioco individuale o cooperativo.. Voto 10 (no comment).

Gioco Emozionale

Spesso quando giochiamo ci arrabbiamo con chi si frappone tra noi e il nostro obiettivo segreto; altre volte esultiamo per una strategia che è andata a buon fine; altre ci stupiamo dell’intelligenza strategica di un altro giocatore (o il contrario…); e così via. Voto 8 (ma non piangere se perdi!).

Quale scegliamo?

A questo punto viene spontaneo chiedersi: “Allora, qual è il gioco più adatto?”. Come già accennato, non esistono giochi buoni e giochi cattivi (se condividono le caratteristiche del gioco didattico), ma esistono giochi opportuni e giochi inopportuni.

I primi sono quelli che possono essere giocati senza troppa preoccupazione dei genitori e delle eventuali conseguenze, i secondi sono quelli che invece devono essere supervisionati dagli adulti e che non dovrebbero mai diventare una “droga” né una pratica essenziale.

Dunque, al bando i giochi digitali? No, al bando i genitori che ne stimolano l’uso indiscriminatamente!

Fonti.

Bibliografia essenziale.

Winnicott, D., 1971, Gioco e realtà, Armando Editore

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